18 Febbraio 2025 - di Stefano Olivari
A 13 giornate dalla fine del campionato in testa si rallenta: Napoli e Atalanta pareggiano, l’Inter perde. Storie apparentemente diverse, in realtà unite dalle mancate scosse di mercato date a gennaio: di sicuro le due squadre che non vinceranno lo scudetto avranno molti rimpianti.
Per il resto poche sorprese, tranne la vittoria del Como a Firenze, con le squadre sulla carta più deboli che lentamente scivolano verso la B: è infatti difficile pensare che il Como, pur terzultimo, non sorpassi le versioni più recenti di Verona o Empoli.
Nonostante le ultime impressioni la quota scudetto dell’Inter rimane per LeoVegas la più bassa: 1.85, contro il 2.00 del Napoli e il 14.00 dell’Atalanta. La frattura del campionato è resa evidente dalla quota della Juventus, 51.00, con la Lazio che pur avendo gli stessi punti in classifica è data a 101.00.
Il gol di Francisco Conceiçao all’Inter potrebbe essere ricordato come il più importante di questo campionato, per tanti motivi, non soltanto legati alla corsa scudetto.
Gli ultimi risultati in Europa hanno infatti reso meno probabile il quinto posto da qualificazione in Champions League, con l’effetto immediato di rendere drammatica la lotta per il quarto fra Juventus e Lazio, a pari punti, con la Fiorentina dietro di 4, e Milan e Bologna di 5 ma con la loro partita da recuperare.
Una lotta che adesso vede una Juventus con il vento giusto alle spalle, per la prima volta con tre vittorie di fila in questa Serie A, e soprattutto con un Kolo Muani che si è inserito alla perfezione rendendo sempre più scomoda la posizione di Vlahovic, nemmeno un minuto per lui contro l’Inter, e anche quella del club che lo deve pagare e che sta pagando caro le strategie di Giuntoli, spesso smentite dai fatti, basti vedere il modo in cui per almeno due volte è stato scaricato McKennie oggi jolly insostituibile.
La grande sconfitta di giornata è l’Inter, al di là dei propri demeriti nei 90’ visto che la partita di Torino per quello che si è visto in campo sarebbe potuta finire con ogni risultato.
I demeriti sono stati fuori dal campo, perché Marotta né in estate né soprattutto in gennaio, quindi con lo scarso impatto di Taremi già evidente, senza contare Arnautovic e Correa, ha dato a Simone Inzaghi una terza punta credibile.
E così Inzaghi è costretto a forzare il rientro di Thuram e non dare mai respiro a Lautaro Martinez, con effetti negativi sulla sua lucidità sottoporta.
Peraltro l’Inter arrivava da una settimana senza coppe né recuperi… Attaccanti a parte, rimane il fatto che l’Inter di stagione negli scontri diretti vada malissimo a livello di risultati, pensando anche alla Supercoppa: era il tipo di partite in cui Inzaghi faceva la differenza e che adesso sembra soffrire, facendosi dettare i cambi soltanto da infortuni, ammonizioni e orologio, come se ci fossero (ed in effetti è proprio così) l’Inter A e l’Inter B.
A questo punto fra due giornate Napoli-Inter, con la squadra di Conte avanti due punti, diventa per l’Inter una finale, cioè quel tipo di partita che nel 2024-25 non ha quasi mai avuto il fuoco per vincere.
Un mese fa la squadra di Conte partite brutte sporche e cattive come quelle con la Lazio le avrebbe vinte, adesso quasi esulta per un punto che magari alla fine sarà decisivo ma che oggi sa di occasione persa.
Terzo pareggio di fila per il Napoli, sembrato in affanno contro una buonissima Lazio che al di là dei gol è stata superiore per almeno tre quarti di partita.
Anche in questo caso lo scarso calciomercato di gennaio, oltretutto dopo l’affrettata (visti i due anni e mezzo residui di contratto) cessione di Kvaratskhelia, sta presentando il conto.
Certo poi alla fine o il Napoli o l’Inter lo scudetto lo vinceranno, quindi i dirigenti di una delle due passeranno per fenomeni, ma non c’è dubbio che il Napoli di prima sarebbe in fuga.
L’infortunio di David Neres ha spinto Conte a blindare ancora di più la squadra, con il ritorno al 3-5-2 e alla obbligata riscoperta di Raspadori, che non partiva titolare dallo scorso 31 agosto e che poche settimane fa era sul mercato.
Fondamentale il recupero di Buongiorno, all’Olimpico sembrato già in forma, dopo due mesi di soluzioni di ripiego.
Sarebbe potuta essere una giornata pro Atalanta, ma ancora una volta la squadra di Gasperini non ha fatto quell’ultimo passo e viene da pensare che non lo farà mai visto che da stimolo la Champions è diventata una scusa.
Per imporle lo 0-0 al Gewiss Stadium è bastato un Cagliari ordinato, con un 4-5-1 da compitino, senza nemmeno essere pericoloso in contropiede come di solito sono le squadre di Nicola, anzi.
Una partita da Retegui, sulla carta, ma il capocannoniere della Serie A nell’ora in cui è stato in campo ha combinato poco, come i suoi compagni, e non è un caso che quasi tutte le occasioni per i bergamaschi siano arrivate alla fine di una partita emotivamente piatta, con Gasperini che non è stato capace di togliere dalla testa dei suoi giocatori (e nemmeno dalla sua) il pensiero della Champions.
Il Milan non ha avuto bisogno dei cosiddetti (ma da chi?) Fab Four per segnare un gol a San Siro alla peggiore difesa della Serie A, ma i 3 punti comunque lo avvicinano al quarto posto e fanno sorridere un Sergio Conceiçao che a nemmeno due mesi dal suo arrivo sembra già in rotta con l’ambiente.
Dei quattro in questione sono partiti titolari soltanto Gimenez e João Felix, ma l’entrata di Pulisic e soprattutto di Rafael Leão, autore dell’assist per Gimenez, è stata comunque decisiva per una vittoria che non sarà ricordata (e memoria uno dei peggiori primi tempi del Milan quest’anno) ma che ci voleva per prepararsi nel modo giusto al ritorno con il Feyenoord, da cui passa gran parte della stagione rossonera.
Senza Kean la squadra di Palladino è pochissima cosa, ma la sconfitta casalinga contro il Como è figlia anche di scelte sconclusionate come Fagioli seconda punta dietro oltretutto a un altro fresco acquisto come Zaniolo, che prima punta non è.
La questione è semplice e riguarda la filosofia di fondo del club di Commisso: squadra che aspira al salto di qualità o che aspira a non farlo mai, piazzando di volta in volta qualche giocatore sopravvalutato alla concorrenza? Per assurdo, ma nemmeno troppo, sembra più solido il progetto del Como che potrebbe finire in Serie B di quello della Fiorentina che lotta per l’Europa.
Poi oltre alle strategie c’è anche il calcio, nella sua quasi totale inspiegabilità, con Gudmundsson passato in pochi mesi da miglior giocatore della Serie A ad essere una carta, quasi mai vincente, da giocare in situazioni disperate. Difficile in questo caso trovare grandi colpe del club.
Vincendo a Parma senza troppi meriti, in superiorità numerica per un’ora dopo l’espulsione del giovane Leoni, la Roma consolida la sua posizione nella terra di nessuno rendendo ancora più importante il ritorno con il Porto in Europa League: in caso di mancata qualificazione agli ottavi la stagione giallorossa sarebbe di fatto finita e si trasformerebbe in un lungo Ranieri sì-Ranieri no per l’anno prossimo.
A meno che la Fiorentina crolli, rendendo meno proibito il sogno dell’Europa League. Certo l’impatto dell’allenatore sui risultati è stato enorme: 21 punti nelle ultime 9 giornate, senza inventarsi niente ma semplicemente mandando in campo i migliori senza guardare alla loro situazione contrattuale e alle loro prospettive nella Roma.
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Articolo Pubblicato il: 18 Febbraio 2025 |
Scritto da: Stefano Olivari |
Laureato in Economia e Commercio all'Università Bocconi, ha iniziato a scrivere nel 1994 per La Voce di Indro Montanelli, proseguendo con testate come La Repubblica, Mediaset, Radio RAI e Guerin Sportivo. Nel 2000 ha fondato il sito Indiscreto, punto di riferimento per lo sport e i media. Autore di dodici libri su sport e cultura pop. |
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