11 Febbraio 2025 - di Stefano Olivari
La doppia sfida dell’Inter con la Fiorentina ha dato il primato solitario della classifica, senza asterischi, a un Napoli che un po’ arranca ma che ha in testa soltanto il campionato.
Squadra di Conte sopra di un punto rispetto a quella di Simone Inzaghi, ma sarebbero potuti essere 3, con l’Atalanta a 5. A metà classifica il Torino si lamenta degli arbitri come fanno un po’ tutti, a partire da club più grandi del Torino.
Visto che il blocco dei grandi club e in generale le proprietà straniere sono dalla parte di Gravina e hanno messo Simonelli a capo della Lega, non si capisce come mai il Palazzo dovrebbe essere a favore di qualcuno di loro e contro gli altri.
Questo non esclude errori anche clamorosi, ma in questo momento politico non si capisce il movente. A dirla tutta il Palazzo dovrebbe essere contro il Napoli che è primo in classifica e contro la Lazio che è quarta.
In coda situazione intricata, con retrocessione che stanno cercando di evitare anche squadre ricchissime come Como e Parma.
Pareggio pesante, in negativo, per Conte contro un’Udinese che non ha rubato nulla, anzi ha avuto più o meno le stesse occasioni del Napoli.
Di certo le continue operazioni ‘mani avanti’ dell’allenatore non aiutano ed è evidente che dopo lo scadente calciomercato di gennaio il nervosismo di Conte sia al massimo. Quando dice che a inizio stagione l'obiettivo era l’Europa, intesa anche come Europa League o Conference League, è chiaro che si tratta di una provocazione, così come i continui elogi al rendimento straordinario della squadra.
Destinatario evidentemente De Laurentiis, oltre a Manna, Un De Laurentiis che ha scommesso su uno scudetto secondo lui raggiungibile anche con alternative limitate, visto che il Napoli non ha coppe europee e che si è fatto anche buttare fuori dalla Coppa Italia.
In ogni caso non è sembrato una squadra stanca, ma certo contro squadre molto fisiche come l’Udinese la grande taglia fisica di molti giocatori del Napoli non basta, così come non può bastare buttare la palla in qualche modo verso Lukaku. Buon per Conte che non abbia fatto mercato nemmeno l’Inter.
Dopo la disfatta di Firenze nel recupero di giovedì replica ad altissima tensione a San Siro, con l’Inter che ha ottenuto 3 punti che la tengono nella scia del Napoli.
Fra situazioni contestate e tante assenze per entrambe le squadre l’Inter l’ha risolta con Arnautovic, entrato al posto di Thuram, controllando senza troppi problemi una Fiorentina che al di là del rigore dell’1-1 non ha mai tirato in porta.
Andando oltre il risultato bisogna dire che l’Inter è in netto calo e lo si vede, paradossalmente, più nelle partite dominate come l’ultima che in quelle nate male come quella di quattro giorni prima. Lo scudetto passa da un Calhanoglu in forma almeno accettabile, anche se quando è entrato al suo posto Zielinski è piaciuto più di altre volte.
L’Italia deve ringraziare Roberto Mancini non soltanto per Eiuro 2020 ma anche per avere convinto Mateo Retegui a diventare calcisticamente azzurro e lo pensavamo anche prima dei 4 gol al Verona che tengono in vita le speranze di scudetto dell’Atalanta e fanno salire l’italo-argentino a quota 20 nella classifica marcatori.
I 18 milioni pagati al Genoa per averlo, quando Retegui era già affermato, sono un atto d’accusa per gli uomini mercato dei grandi club, costretti a gennaio a mettere pezze a carissimo prezzo (Juventus e Milan) o a tenersi giocatori invendibili (Inter).
Poi Gasperini ci mette sempre del suo, visto che tanti fenomeni fuori dal sistema Atalanta scompaiono mentre Percassi e gli americani macinano plusvalenze non farlocche.
Al di là della faticosa vittoria contro mezzo Empoli, la squadra del girone di ritorno potrebbe essere il Milan.
Troppo tardi per lo scudetto ma non per un quarto posto da Champions, anche se potrebbe bastare il quinto, senza contare che il Milan in questa Champions c’è ancora e sulla carta non parte battuto contro nessuno, tanto meno contro il Feyenoord.
Merito dei nuovi acqusti? Solo in parte, perché è vero che Gimenez è un investimento da mercato vero, di quelli da fare in estate, ma Walker è un giocatore in declino e João Felix una promessa mai mantenuta.
Il merito è della chiarezza che ha portato Sergio Conceiçao, decisivo più nelle partenze (Morata, Calabria, Bennacer, Okafor) di giocatori a suo avviso portatori di negatività. Il punto d’arrivo tattico è quello ampiamente previsto, cioè il 4-4-2, fra una frase motivazionale di Ibra e l’altra.
Il prestito di Kolo Muanì è costosissimo, da un punto di vista aziendale assurdo visto che la Juventus non ha il diritto di riscatto.
Però restringendo il discorso al campo l’attaccante scaricato dal PSG, o per meglio dire da Luis Enrique, in poche partite ha dato alla Juve più di quanto le abbia dato Thiago Motta in 7 mesi e anche a Como i tifosi bianconeri devono ringraziare lui, decisioni arbitrali a parte.
Il rendimento di Kolo Muani non fa diminuire di intensità il caso Vlahovic, che è un caso tecnico ma anche finanziario, la cui gestione si somma al flop di Douglas Luiz, al ridimensionamento di Koopmeiners e a una fretta autolesionistica nel tagliare ogni legame con la vecchia Juventus, come dimostrano anche le modalità dell’addio di Danilo.
Adesso come adesso il problema di Thiago Motta è la difesa, visto che da dicembre in 16 partite soltanto 4 volte la porta è rimasta inviolata e che in tutto il campionato la Juventus ha perso ben 17 punti da situazioni di vantaggio.
Il rigorino con cui la Roma ha battuto il Venezia aumenta i rimpianti per il disastroso inizio di stagione e carica di tensione un’Europa League in cui è obbligatorio pensare in grande anche per una squadra mal costruita come quella giallorossa.
Per questo è notevole che Ranieri abbia detto senza mezzi termini che i Friedkin finora hanno speso tanti soldi ma li hanno spesi male. Ha ragione, ma fa lo stesso rumore che lo dica uno che in teoria dovrebbe lavorare con loro nei prossimi anni come dirigente.
L’ufficio dietrologia informa che Ranieri non abbia tutta questa voglia di passare dietro la scrivania, oltretutto muovendosi dentro i paletti del fair play finanziario della UEFA che in ogni caso limiterà la Roma nei prossimi anni.
Più che scegliere il prossimo allenatore della Roma Ranieri vorrebbe scegliere il prossimo direttore sportivo di una Roma allenata da Ranieri.
Un conto è retrocedere in Serie B, alle squadre di una certa fascia può capitare, un altro è essere da Serie B.
Nel Monza di questa stagione si stanno verificando entrambe le situazioni, figlie di una proprietà che dalla morte di Silvio Berlusconi non vede l’ora di liberarsi del club e di un Galliani che nonostante le spese mostruose, rapportate al livello della squadra, ha fallito più dei suoi allenatori che vanno e vengono.
Dopo il 5-1 preso all’Olimpico dalla Lazio esonero di Bocchetti, 6 sconfitte in 7 partite, e ritorno di Nesta. Ma non si capisce cosa possa fare Nesta, che finora da allenatore ha comunque dimostrato poco, con una squadra che a gennaio è di fatto stata smantellata con le partenze di Maldini, Djuric, Pablo Marì e Bondo.
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Articolo Pubblicato il: 11 Febbraio 2025 |
Scritto da: Stefano Olivari |
Laureato in Economia e Commercio all'Università Bocconi, ha iniziato a scrivere nel 1994 per La Voce di Indro Montanelli, proseguendo con testate come La Repubblica, Mediaset, Radio RAI e Guerin Sportivo. Nel 2000 ha fondato il sito Indiscreto, punto di riferimento per lo sport e i media. Autore di dodici libri su sport e cultura pop. |
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